Cultural association, is oriented in organizing event about architecture, photography and art for Accademia students of Mendrisio.


Final project

OOA book


Collection of short texts written by some of the architects who were representative for our group. Each text will tell an important experience of the author's training as an architect.

Project interrupted.


Invited Architects:

Manuel Aires Mateus, Bruno Pedretti, Francisco Aires Mateus, Fulvio Irace, Andrea Branzi, Jonathan Sergison, Raffaele Cavadini, Valentin Bearth, Jacques Gubler, Giacomo Borella, Mario Botta, Felix Wettstein, Ignacio Rubinho, Aurelio Galfetti, Quintus Miller, Michele Arnaboldi, Walter Angonese, Luigi Snozzi, Christian Sumi.








OOA
ohorganizearchitectureHome.html

“Nel primo periodo di scuola alle medie di Mendrisio, a metà degli anni 60, per la maggior parte dei ragazzi, l’italiano era una delle materie scolastiche più difficili perché quasi tutti a casa parlavano il dialetto locale, simile a quello lombardo.

Tutti i temi relativi a quella che oggi noi chiamiamo comunemente “la nostra lingua madre”, dalla lettura, allo scritto e alla grammatica diventavano spesso fonte di grande stress ed era un miracolo, almeno per molti di noi, stare nei limiti di una nota sufficiente.

Un giorno, il Prof. Mario Medici, nostro insegnante di italiano e storia, conosciuto e stimato storico locale ci affidò un tema (allora chiamato componimento) particolare: “Una lettera al sindaco del proprio paese” dove ogni allievo a sua scelta avrebbe dovuto sottoporre un problema che gli stava particolarmente a cuore. A quei tempi la figura del Sindaco era infatti una presenza di rilievo ma anche di una certa familiarità per la comunità.

La nostra famiglia abitava non distante dalla parrocchiale di San Zeno a Salorino proprio appena sopra quello che allora veniva chiamato il “cimitero nuovo”, costruito nei primi anni del 900.

Una struttura abbastanza semplice e ricorrente ma estremamente chiara nell’impostazione di stampo neoclassico, con un bel portale d’ingresso, muri perimetrali in rasa pietra e cornici in pietra lavorata.

Proprio in quel periodo si era provveduto ad un ampliamento del cimitero che aveva comportato l’abbattimento della facciata d’ingresso su tutta la lunghezza e ciò per guadagnare non più di cento metri quadrati di spazio utile. Il vecchio muro in rasa pietra con tutti gli elementi compositivi originari fu sostituito da un banalissimo muretto di cinta con ringhierina tipico delle villette che ormai nella seconda metà degli anni 60 cominciavano ad imperversare occupando vigneti e prati coltivi: vero e proprio manifesto architettonico dello scempio successivo e che prosegue tuttora in forma esponenziale.

Questo fatto mi colpì profondamente, sebbene non avessi in quell’epoca velleità architettoniche particolari e nemmeno cognizioni o aspirazioni di salvaguardia del patrimonio storico esistente.

Comunque il mio componimento si concretizzò come una vera e propria lamentela al Sindaco per quella che ritenevo essere una perdita grave.

Non so se il mio italiano fosse in quell’occasione più corretto e fiorito rispetto ad altre volte, comunque il voto fu alto, con grande diffidenza dei miei compagni che vedevano nel mio scritto lo zampino del parroco Don Rossini mio vicino di casa.

Negli anni di scuola successivi il mio interesse per l’architettura non si manifestò ulteriormente. La mia vocazione sembrava rivolta ad altre discipline. Poi, a un mese della maturità scelsi solo per eliminazione di iniziare gli studi d’architettura. Frequentai un anno il Politecnico di Zurigo, scuola e città che amavo poco, per poi recarmi a Venezia, città che già da bambino ritenevo la più bella al mondo. Non tutto fu cosi semplice, anzi, ma una cosa era certa, mi sentivo più a casa mia.

Poi venne il lavoro ed il piacere del vero confronto col patrimonio storico. Posso dire che gran parte del mio operare è ruotato attorno ad un nucleo storico, una chiesa da restaurare o un cimitero da ampliare. Ormai insieme al piacere è diventata anche la mia condanna.”


Raffaele Cavadini

Locarno, 13 Maggio 2011