Cultural association, is oriented in organizing event about architecture, photography and art for Accademia students of Mendrisio.


“EXPO, un’occasione per ripartire”

Article published on Universo, corriere del Ticino October 2009

EXPO, un’occasione per ripartire

L’architettura in cerca di una condizione critica


“Il rapporto tra l’individuo ed il tempo può essere considerato argomento fondamentale nell’esplicazione dello sviluppo della società e di tutti quegli eventi che la società produce con una certa regolarità. Ogni variabile di questi eventi può essere riferita a tale rapporto e in qualche modo dipende da esso. È la tecnica che accelera il tempo o almeno la percezione che abbiamo di esso, dilata il secondo, infittisce gli eventi, accorcia le distanze. Possiamo oggi fagocitare in un minuto il triplo delle informazioni rispetto a dieci anni fa e averne di nuove senza nemmeno digerire le vecchie. Il mondo che ci sembrava così immenso, fino a qualche decennio fa, è già stato spazzato via, fino a rendere realistica ogni previsione di vita su altri sistemi; la nuova America è da qualche altra parte e ci stiamo attrezzando per trovarla.

Questa velocità, con la quale possiamo giungere a qualsiasi destinazione annullando ogni distanza, annulla però, anche la distanza critica tra noi e ciò che osserviamo, sostituendo ai contenuti delle immagini. Il ‘’secondo’’, sempre più dilatato, ci sfugge completamente di mano ed ogni pensiero, per sopravvivere, si de- ve manifestare in rapida successione.

Il mondo oggetto di se stesso svuota ogni significato manifestandosi per immagini sempre più competitive ed impressionanti, si sostituisce ai protagonisti del suo tempo trasformandoli in oggetti estranei, disinnescati dalla società.
Anche l’architettura è costretta ad adattarsi al proprio tempo e si trasforma in immagine da cartolina. Ogni edificio si giustifica solo tramite la propria singolarità, imponendosi sugli abitanti, costretti a subirne il fascino. Ecco che allora anche l’Expo, che un tempo si serviva dell’architettura come contenitore, oggi espone i contenitori, privandosi del suo senso originario e affermando la sua condizione anacronistica. Così anche un pianificatore attento e capace come Michele Arnaboldi, che all’Expo aveva provato a dare un senso almeno urbano, è costretto ad inginocchiarsi dinanzi alla volgarità dilagante delle nuove tendenze, constatando il fallimento di Hannover nel 2000. Ma è il senso dell’Expo che oggi ha perso il suo spessore, proprio perché in un tempo differente. Se nel 1851 la gente era costretta a muoversi verso Londra per poter osservare i prodotti di un pianeta enorme, oggi può benissimo stare a casa a guardare gli stessi prodotti, di un pianeta ridotto, tramite internet. Come detto la distanza è annullata, anche quel- la critica e di riflessione sugli avvenimenti che ci investono. Incapaci di produrre analisi, pertanto, ci ritroviamo a com- mettere con periodicità gli stessi errori, senza comprendere che il problema scaturisce da un malinteso basico. A questo punto si delineano sull’argomento Expo dei paradossi in termini di politica, contenuto, forma, espressione e comprensione, che troveranno il proprio picco a Shangai, Cina, in occasione dell’Esposizione nel 2010. Si può affermare quindi che l’Expo sia uno degli argomenti capaci oggi di rivelare il debito dell’architettura verso la società; riflessione dal qua- le il movimento dovrebbe ripartire per tornare ad una condizione critica. Non tutto è perduto quindi, l’esempio dell’Expo potrebbe portare, nuovamente, l’architettura ad un convincimento sociale, liberato dalle attuali tendenze glamour. A Milano tra sei anni ci sarà l’ennesimo tentativo per giustificare gli sforzi richiesti da un avvenimento come l’Expo, ma con un piano diverso. Il progetto del team composto da Herzog e De Meuron, Joan Busquets, Richard Burdett, William McDonough e Stefano Boeri, tenterà di cambiare l’Expo partendo dal contenuto. Il progetto prevede un boulevard, delimitato da tendoni temporanei, dove saranno esposti pro- cessi di produzione alimentare da varie parti del mondo. Non più un’esposizione di prodotti, ma bensì di modelli di sviluppo, come spiega Boeri. Una scelta sobria valorizzante il contenuto a dispetto di quelle che Herzog chiama «vanità architettoniche», una decisione che ci sembra coraggiosa e di grande potenziale. Ma per trarne delle conclusioni dovremo attendere il 2015.”

Valerio Botta, Oh Organize Architecture

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